Diritto penale internazionale

Risale al 1747 il famoso processo a Peter Von Hagenbach, incriminato e condannato per gravi crimini commessi contro “le leggi di Dio e dell’uomo”, durante l’occupazione della città di Breisach, da una commissione formata da giudici provenienti da Alsazia, Germania, Svizzera ed Austria.

I crimini internazionali individuali, i cosidetti delicta iuris gentium, esistono quindi fin dai tempi dei tempi e si riferiscono ad una serie di azioni lesive di beni e valori, particolarmente tutelati dal diritto internazionale.

Anche se già durante la Prima Guerra Mondiale si fece rifermento a offese supreme contro la moralità internazionale e l’autorità sacra dei Trattati, fu con la fine della Seconda Guerra Mondiale quando si marcò il passaggio da elaborazioni teoriche ad una realtà concreta per il diritto internazionale penale. Il diritto internazionale penale nasce dall’esigenza di creare un certo grado di collaborazione fra gli Stati in quanto all’approccio dei crimini internazionali, necessità manifestatasi nell’Assemblea Generale dell’ Organizzazione dell Nazioni Unite (ONU), alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

In seguito infatti ai gravi atti come lo sterminio degli ebrei o le deportazioni di massa, la comunità internazionale sentì la necessità di fare giustizia. Il primo passo si fece con i processi di Norimberga e Tokio, organizzati con l’obbiattivo di condannare i criminali nazisti. Terminati i Processi di Norimberga e di Tokio, nel 1954 l’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazione Unite affidò alla Commissione del diritto internazionale, il compito di stabilire un Progetto con il codice dei crimini contro la pace e la sicurezza dell’umanità. Il Progetto di codice conteneva solo alcune norme, modellate su quelle enunciate nello Statuto del Tribunale di Norimberga e nella Convenzione sul genocidio, adottata nel 1948.

Dopo quasi trent’anni, agli inizi degli anni ottanta la Commissione del diritto internazionale, riprese il Codice per redattare una nuova struttura di progetto, enunciando i principi generali del diritto penale, seppur non si sia ancora riusciti ad arrivare ad un certo consenso generale sulla parte relativa all’elenco dei crimini.

In termini pratici quindi, il diritto internazionale penale è una branca del diritto internazionale pubblico e nasce nel diritto internazionale umanitario, nel diritto penale internazionale dei diritti umani e nel diritto penale dei singoli sistemi nazionali.

Esattamente si riferisce a quell’insieme di norme internazionali che ha come finalità bandire i crimini internazionali e sanzionare i colpevoli di fronte ad organi giurisdizionali internazionali come Corti o Tribunali internazionali.

Al termine della guerra franco-prussiana del 1870, Gustav Moynier, uno dei fondatori della Croce Rossa Internazionale, avanzó la richiesta di istituire un tribunale penale internazionale che punisse le violazioni della Convenzione di Vienna del 1864. Tale richiesta venna respinta e venne riproposta al termine della Prima Guerra Mondiale durante la Conferenza di Pace, svolta a Parigi nel 1919. Tuttavia, i primi Tribunali Internazionali (Tpi) sorsero solo durante la Seconda Guerra Mondiale, con lo scopo di condannare gli imputati nazisti, colpevoli di reato contro la pace, il benessere e l’umanità.

Fra i primissimi Tribunali vi sono quelli di Tokyo e Norimberga a cui fecero seguito quelli della exJugoslavia e Ruanda, i tribunali e le corti miste della Sierra Leone, Cambogia e Libano. I tribunali possono dichiarare la pena di morte a parte quelli della exJugoslavia e Ruanda, attualmente in funzione all’Aja. Più precisamente, i Tpi si incaricano di incriminare infrazioni gravi alla Convenzione di Ginevra del 12 agosto 1949, come l’ omicidio volontario, esperimenti biologici, bombardamenti, tortura, presa di civili in ostaggio o saccheggio di beni pubblici o privati. I Tpi sono a loro volta costituito da tre sezioni composte ciascuna da tre giudici e una Camera d’Appello della quale fanno parte 5 magistrati.

Nel luglio del 2002 nasce anche la Corte Penale Internazionale (CPI). La Corte Penale è un tribunale penale internazionale a carattere permanente, con sede all’Aia, che si incarica di giudicare i crimini, contro l’umanità e di guerra, inclusi nello Statuto della Corte, un trattato istitutivo entrato in vigore nel luglio 2002. La Corte non si occupa di giudicare i cosiddetti treaty crimes, comportamenti gravemente lesivi dei diritti, la cui repressione è prevista da trattati internazionali ma non nel diritto consuetudinario. La Corte non ha giurisdizione nei confronti di cittadini di Stati non aderenti allo Statuto o di situazioni verificatesi sul territorio di tali Stati, salvo il loro consenso. La corte può condannare all’ergastolo, a pene dententive fino a 30 anni, applicare multe o confiscare patrimoni. Tutti gli Stati aderenti sono tenuti a cooperare con la Corte. La Corte Penale Internazionale è formata dalla presidenza, le camere, composte a loro volta da 18 giudici, l’ufficio dell avvocato internazionale ed infine il cancelliere.

Con la nascita di questi organi giurisdizionali internazionali, il colpevole si rende in questo modo penalmente responsabile di fronte alla comunità internazionale. Ciononostante, generalmente la giurisdizione è territoriale, ovvero a giudizio dei Tribunali del luogo dove è avvenuto il reato. A volte tuttavia si mette in pratica il “principio della nazionalità”, come la Francia, che processa i suoi cittadini anche se hanno commesso il reato all’estero.